Emergency alla Maratona di New York

Un viaggio per quattro, la preparazione di una delle più celebri maratone del mondo, un progetto concreto che dia un senso più alto all’iniziativa.

Ecco in poche parole cos’è #26W26M: 26 settimane di preparazione per correre le 26 miglia che separano il Varazzano Bridge dal traguardo posto in Central Park.
A farlo quattro amici, Alessandro, Franz, Ippolito e Matteo, accomunati dalla passione per la corsa e dalla voglia di mettersi in gioco in prima persona.
L’Iraq è un Paese dilaniato dalla guerra dove oltre 3 milioni di persone sono dovute scappare per cercare rifugio nelle aree più lontane dai combattimenti e 11 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria.
Il sistema sanitario del Paese è crollato e milioni di persone non hanno accesso neanche all’assistenza sanitaria di base.

Attualmente, EMERGENCY gestisce un Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale a Sulaimaniya, specializzato in fisioterapia e produzione di protesi per pazienti mutilati a causa delle mine antiuomo. Inoltre, offre assistenza sanitaria ai profughi iracheni e siriani nei campi delle aree di Arbat e di Kalar.
Da gennaio, con il peggioramento del conflitto di Mosul, lo staff di Emergency è attivo 24 ore su 24 presso l’Emergency Hospital di Erbil.

L’obbiettivo che si propongono i quattro maratoneti è di raccogliere 15 mila euro, una sfida importante, ma loro sono determinati non solo a correre la New York City Marathon ma anche a catalizzare l’aiuto di tanti amici e sostenere praticamente l’attività di Emergency in Iraq.

Naturalmente c’è una sfida nella sfida a chi raccoglierà più fondi: scegli il tuo campione e dona un contributo ad Emergency! 

Puoi donare ad Emergency per questo progetto, cliccando qui.

 

Alessandro Bertani

Ho sempre pensato che la maratona sia una bella metafora per descrivere il nostro lavoro, il lavoro umanitario di Emergency. Abbiamo un traguardo da raggiungere: abolire la guerra. A chi non si è mai cimentato nella corsa potrà sembrare un traguardo impossibile da raggiungere. Basta invece cominciare a cimentarsi, a mettersi in gioco.
Bisogna per prima cosa porsi l’obiettivo, perché, senza un obiettivo da raggiungere, non si va da nessuna parte. E poi, passo dopo passo, allenando in primo luogo le nostre coscienze, quel traguardo si farà sempre più vicino. Quanto vicino sia e quando potremo tagliare quel traguardo, dipende solo da noi. Ma è un traguardo che potremo tagliare e che taglieremo solo tutti insieme. E saremo tutti vincitori, come lo sono non solo tutti quelli che passano sotto la linea delle 26 miglia, ma anche quelli che oltrepassano la linea di partenza. Perché accettare questa sfida, è già una vittoria. Per la nostra umanità e per l’umanità intera.
Mi sono aggiunto a Franz, Matteo e Ippolito in questa corsa intanto per dire “grazie” a loro per questo impegno personale. Grazie con il cuore. Quel cuore che butteremo tutti oltre l’ostacolo e che ci spingerà fino al ventiseiesimo miglio.
Mi impegno a correre almeno 26 miglia alla settimana, per tutte le settimane che ancora ci separano dall’ultimo dei 42.195 metri prima del traguardo. Dateci una mano: sostenendo noi, sosterrete tutte le vittime della guerra in Iraq che potremo aiutare grazie al vostro contributo.

 

 

 

 

Franz Rossi

Ci sono dei periodi in cui la vita ti dà una mano e le cose si mettono in fila da sole.
Sono un maratoneta di lungo corso (tante gare alle spalle e nessuna eccellenza), ma da due anni mi trascinavo sempre più lentamente sui soliti percorsi della vita.
Poi il 2 aprile, mentre partecipo alla maratona a staffetta di Milano sono stato illuminato da una semplice idea che è diventata questo progetto.
26 settimane di allenamento per correre le 26 miglia della NewYork City Marathon.
E siccome da sempre sostengo che correre fa bene a me ma deve far bene anche agli altri ho deciso di raccogliere fondi per l’Emergency Hospital di Erbil in Iraq.
Ho trovato in Alessandro, Matteo ed Ippolito tre compagni di viaggio da battere nella raccolta fondi e magari (perché no) anche in gara.
Puoi seguire tutte le mie (dis)avventure sul blog che tengo su Repubblica.it (http://lacorsaattorno.blogautore.repubblica.it/)

 

Ippolito Alfieri

Sono un ossessionato.
Quando faccio qualcosa mi faccio assorbire, mi appassiono, e non penso ad altro.
Mi è successo così anche con la Maratona di New York, che ho corso (già) 6 volte.
Quest’anno ci sono molte ragioni per cui voglio trasformare questa ossessione in un qualcosa che possa essere utile anche ad altri.
Ce la farò? se mi darete una mano, sono sicuro di sì.

 

 

 

 

Matteo Caccia

Ho iniziato a correre perché alleviava l’emicrania. Lo facevo la domenica pomeriggio, dopo pranzo. Correvo per 15 minuti, poi ero a pezzi con una nausea fortissima, ma il mal di testa era passato.
Poi nel 2015 un amico mi ha invitato a correre la maratona a New York, mi ha regalato le scarpe e le tabelle per prepararla.
Eppure non è successo quello che ci si aspetta, (io per primo), non mi sono innamorato della corsa, non sono diventato uno di quelli che non vede l’ora di infilarsi le scarpe per uscire a correre,  la cosa che preferisco della corsa è quando finisce, soprattutto quando è lunga come una maratona faccio di tutto per arrivare in fondo prima possibile.
Franz, Ippolito e Alessandro sono tre amici con cui correrò la Maratona di New York 2017, sperando di arrivare prima di loro a raccogliere i fondi per questo progetto.