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Dal 6 al 27 marzo l’Infopoint Emergency di Roma ospita la mostra fotografica di Marco PalombiTERRA BRUCIATA – DIRITTI NEGATI”, una selezione di immagini scattate ai quattro angoli del mondo per documentare l’inquinamento e i suoi tragici effetti sull’uomo. Primo tra tutti, la perdita dei diritti.

Venerdì 6 Marzo alle 18.30 la mostra verrà inaugurata alla presenza dell’autore Marco Palombi e dei giornalisti di Repubblica Carlo Ciavoni e Raffaella Scuderi, che illustreranno il percorso tematico degli scatti.

🎬 –> Nel corso della presentazione verrà proiettato un cortometraggio girato nei luoghi dei reportage,
🥂–> Concluderà la serata un brindisi e un piccolo rinfresco in compagnia dell’autore e dei giornalisti con cui ha collaborato.

Per presentare l’idea da cui nasce questa mostra la cosa migliore è lasciare la parola all’autore stesso, Marco Palombi:

“L’idea di questo progetto si è sviluppata nell’ ultimo anno. Ho raccolto gli scatti degli ultimi reportage, dall’Africa all’Amazzonia e mi sono reso conto che due continenti così lontani avevano in comune le stesse tragiche tematiche… Cambiamenti climatici, inquinamento, guerre e terrorismo, tutto questo causato sempre dall’uomo. Popoli privati dei loro diritti di rimanere nella propria terra. Ho esposto questi temi nel novembre scorso in una mostra a S. Pietroburgo con 33 scatti in grande formato e la proiezione di un corto su Amazzonia Ecuadoriana e Africa subsahariana. Sono ora contento di portare anche se in formato ridotto questa mostra all’infopoint di Emergency, dove anche qui proietterò un corto di circa 15 minuti e 16 fotografie.
Avrò come compagni di viaggio ed ospiti di Emergency tre grandi giornalisti di Repubblica: Carlo Ciavoni, con cui ho condiviso tantissimi reportage, Raffaella Scuderi esperta di Africa e compagna di viaggio in Niger, e Chiara Nardinocchi in Ecuador-Amazzonia e Burundi, che sarà ospite nell’evento di chiusura della mostra il 27 marzo”

Di seguito un più completo dettaglio per chi desidera approfondire i temi della mostra:
TERRA BRUCIATA – DIRITTI NEGATI

In Africa, in America del Sud, dall’Amazzonia al Sahara.
Continenti lontani, ma che hanno in comune la devastazione che l’uomo ha creato nel tempo e che sempre più condiziona la vita delle persone che vivono in questi paesi.

In Ecuador, a Lago Agrio, una parte di Amazzonia sta diventando un pozzo di olio nero. Immense piscine di petrolio, profonde fino a 5 metri, sono il risultato di versamenti di scarti petroliferi effettuati nel corso di molti anni in questa parte di foresta in cui vivono le comunità indigene. Una zona che registra un altissimo numero di malati di tumore. Il petrolio finisce nelle acque dei fiumi contaminando la terra, le piante e i prodotti che ne derivano. I nativi Secoya, Waorani e Secopai, che vivono di pesca e agricoltura, hanno fatto causa alla multinazionale Chevron-Texaco e la battaglia legale che hanno iniziato tanti anni fa è ancora in atto. Pablo Fajardo, un contadino diventato avvocato proprio per combattere la multinazionale, rappresenta 30mila vittime dei veleni scaricati tra il 1964 e il 1992: “L’acqua dei nostri fiumi è come il sangue nelle nostre vene, sangue nero che sta uccidendo le nostre vite. Davide contro Golia, lottiamo da 26 anni e prima o poi vinceremo!”. In Africa la desertificazione, risultato del cambiamento climatico, provoca la migrazione di migliaia di persone che si mettono in cammino per cercare altrove una vita migliore. In Etiopia la costruzione di dighe per generare elettricità e intensificare le monocolture sta deviando il corso dei fiumi, ma soprattutto abbassando il livello delle acque. Numerose tribù di agricoltori e pescatori che abitano lungo il fiume Omo sono costrette a continui spostamenti alla ricerca dell’acqua e gli animali, che sono la loro vita, muoiono. Il diritto di rimanere nella loro terra viene negato. Queste antiche civiltà rischiano l’estinzione.

Il Sahara sta diventando terra di trafficanti di uomini e donne. La gente che fugge da paesi come il Mali, il Burkina Faso, il Niger e la Mauritania, devastati da guerre e terrorismo, cerca di raggiungere l’Europa attraversando prima il deserto e poi il mare, ma in moltissimi casi trova la morte. Un mondo in cammino, una migrazione che non si fermerà.